III Settimana di Avvento: L’annuncio della Buona Novella

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La terza settimana di Avvento è contrassegnata da un tono di speranza. La liturgia domenicale, proponendo come ritornello l’invito alla gioia, è definita con il titolo: Gaudete. Del resto siamo quasi a metà del percorso di avvicinamento al Natale.

La profezia dell’Antico Testamento sulla venuta del Messia si compie nell’accoglienza da parte di Maria del piano salvifico di Dio. Aprendosi all’umile ascolto della Parola di Dio, Maria genera nella fede – prima ancora che nella carne – il Figlio di Dio. Agli uomini è dunque proposto di imitare il cammino di fede di Maria, la Virgo fidelis, colei che si affida interamente al Signore: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto (Lc 1, 38).

DOMENICA

“Dite agli smarriti di cuore: Coraggio!
Non temete; ecco il vostro Dio…Egli viene a salvarvi”.
(Is 35, 4)

Dai “Discorsi” di Sant’Agostino Vescovo
(Serm. 66, 1-4)

La testimonianza di Cristo su Giovanni

Giovanni precedette il Cristo sia nel nascere che nell’annunciarlo, ma lo precedette come un umile servo obbediente senza mettersi al di sopra di lui. Quanto grande fu dunque la testimonianza resa a Cristo da Giovanni? Tanto grande, da fargli dire che non era degno di sciogliere i lacci dei suoi sandali. Egli confessò d’essere solo una lampada accesa da lui e perciò si rifugiò ai suoi piedi per paura che, innalzandosi, venisse spenta dal vento della superbia. Era tanto grande, ch’era creduto il Cristo, e se egli stesso non avesse confessato di non esserlo, sarebbe rimasto l’errore e si sarebbe continuato a credere ch’era lui il Cristo. Il popolo gli tributava onore ed egli lo rifiutava. Qui sta la sua umiltà! La gente sbagliava nel reputarlo più grande di quello ch’era ed egli si umiliava. Egli non voleva la grandezza attribuitagli dalle parole degli uomini, perché aveva compreso che cosa era “la Parola” di Dio.

Giovanni vide il Signore, lo vide, puntò il dito verso di lui e disse: Ecco l’agnello di Dio che prende su di sé i peccati del mondo (Gv 1, 29). Eccolo qui. Era già venuto ma non era riconosciuto; per questo la gente si era formato un errato concetto di lui. Ecco, è qui Colui che i Patriarchi desideravano vedere, che i Profeti preannunciarono, ch’era stato prefigurato dalla Legge. Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che prende su di sé i peccati del mondo. Egli rese questa bella testimonianza al Signore e il Signore a lui: Tra i nati di donna – disse – non è sorto nessuno più grande di Giovanni il Battezzatore; chi però è il più piccolo nel regno dei cieli, è più grande di lui (Mt 11, 11).

Abbiamo udito la verace e bella testimonianza resa da Giovanni a Cristo e da Cristo a Giovanni. Che significa dunque il fatto che Giovanni mentre era rinchiuso in carcere, ov’era destinato ad essere ucciso presto, mandò da Cristo i suoi discepoli, e disse loro: Andate e domandategli: Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? (Mt 11, 2-3). Aquesto si riduce tutto l’elogio che di lui aveva fatto? L’elogio è forse diventato un dubbio? Che cosa dici, Giovanni? A chi lo dici? Perché lo dici? Lo dici al giudice, tu, suo banditore. Sei stato tu a tendere il dito, a mostrarlo, e a dire: Ecco l’agnello di Dio che si addossa i peccati del mondo. Sei stato tu a dire: Tutti noi abbiamo preso dalla sua ricchezza (Gv 1, 16). Sei stato tu a dire: Non sono degno di sciogliere i lacci dei suoi sandali (Gv 1, 27), e adesso tu dici: Sei tu che devi venire o dobbiamo aspettare un altro? Non è proprio lui stesso? E tu chi sei? Non sei forse il suo precursore? Non sei forse tu colui del quale è stato predetto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te; egli ti preparerà la strada? (Mt 11, 10) Come mai prepari la strada e tu vai fuori strada?

I discepoli di Giovanni tenevano in grande stima il loro maestro; avevano sentito la testimonianza resa da lui a Cristo e n’erano rimasti stupiti; per questo sul punto di morire egli volle che ne avessero la conferma da Cristo. Senza dubbio quelli pensavano tra se stessi: “Costui dice di lui cose tanto grandi, mentre non le dice di se stesso”. Andate a chiedergli: non perché io dubiti, ma perché siate informati voi. Andate a chiedergli: sentite da lui ciò che sono solito dire io: avete udito il banditore, abbiate ora la conferma del giudice. Andate a chiedergli: Sei tu che devi venire, o dobbiamo aspettare un altro? Andarono, chiesero, per loro non per Giovanni. E per dare una risposta ad essi Cristo disse: I ciechi vedono, i sordi odono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i morti risorgono, ai poveri è annunciata la salvezza. Voi mi vedete, riconoscetemi: vedete le opere, riconoscete chi le compie. E beato chi non si scandalizzerà di me (Mt 11, 4-6)Ma questo lo dico di voi, non di Giovanni. Poiché per farci capire che non lo diceva di Giovanni, Cristo cominciò a parlare di Giovanni alla folla mentre quelli se ne andavano (Mt 11, 7):fece l’elogio veridico di lui chi era verace, anzi la Verità.

LUNEDÌ

“O Sapienza che esci dall’Altissimo
e tutto disponi con forza e dolcezza:
vieni a insegnarci la via della vita”.
(Antifona al Vangelo)

Dall’opera “La dottrina cristiana”
di Sant’Agostino Vescovo
(I, 12.11-12.12; 14.13)

Cristo: Sapienza incarnata e Medico dell’umanità

Essendo [Cristo-sapienza] presente dovunque all’occhio interiore puro e sano, si è degnato apparire agli occhi carnali di coloro che hanno quell’occhio interiore malato e impuro. Difatti, siccome il mondo con la sua sapienza era incapace di conoscere Dio, nel sapiente piano di Dio, egli si compiacque di salvare con la stoltezza della predicazione quelli che avrebbero creduto (1 Cor 1, 21).

Di Lui si dice che è venuto a noi non nel senso che abbia attraversato degli spazi ma nel senso che si è fatto vedere ai mortali in una carne mortale. Venne dunque in un luogo dove già era, poiché egli era in questo mondo, anzi il mondo fu creato per opera sua (Gv 1, 10). Gli uomini però si erano lasciati prendere dalla insana voglia di godere della creatura invece che del Creatore e, configurati con questo mondo, assai giustamente erano stati chiamati mondo (Cf. Rom 12, 2). Non lo avevano quindi conosciuto, sicché l’Evangelista dice: E il mondo non lo conobbe (Gv 1, 10). Nel piano sapiente di Dio pertanto il mondo non fu in grado di conoscere Dio mediante la Sapienza, poiché, in effetti, essa già stava quaggiù. Ma allora perché venirvi se non perché Dio si compiacque di salvare quelli che credono mediante la stoltezza della predicazione?

Come inoltre qualsiasi cura è la via per recuperare la salute, così fu della cura adottata da Dio: si rivolse a dei peccatori per guarirli e rimetterli in salute. E come quando i medici fasciano le ferite lo fanno non alla buona ma con arte, per cui dalla fasciatura deriva non solo un’utilità ma anche una specie di bellezza, così è stato della medicina della Sapienza quando, assumendo l’umanità, si è adeguata alle nostre ferite. (…) Siccome l’uomo era caduto a causa della superbia, per guarirlo usò l’umiltà. Fummo ingannati dalla astuta sapienza del serpente; veniamo liberati dalla stoltezza di Dio. Ma come Egli, che si chiamava Sapienza – era però stoltezza per quanti disprezzano Dio -, così, di nuovo, Egli, chiamato stoltezza, è Sapienza per quanti vincono il diavolo. Noi usammo male dell’immortalità e ci procurammo la morte; Cristo, usando bene della sua condizione mortale, ha fatto sì che riavessimo la vita. Corrotto che fu l’animo di una donna, entrò nel mondo la malattia; la salute è a noi derivata dal corpo di una donna rimasto integro.

MARTEDÌ

“Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù:
egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
(Mt 1, 21)

Dai “Discorsi” di Sant’Agostino Vescovo
(Serm. 380, 1-2)

Le due nascite del Signore

Conosciamo due nascite del Signore: una divina e una umana, mirabili entrambe; nella prima non v’è madre, nell’altra non v’è padre; la nascita eterna fu volta a creare la nascita nel tempo, la nascita nel tempo a donare la nascita eterna. Di lui infatti scrive Giovanni l’Evangelista: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio; e ancora: Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto (Gv 1, 1.3). Uguale al Padre nella sua grandezza in quanto Dio, creatore del tempo in quanto fuori dal tempo, giudice del tempo in quanto prima del tempo, egli si fece così piccolo da nascere da una donna; ma conservò la sua grandezza, non separandosi dal Padre. A lui resero ossequio e testimonianza tutti i Profeti, quelli venuti prima della sua nascita ad annunciarla, come lampade che precedono il giorno, e quelli venuti dopo la sua nascita, che aderirono a lui con la fede. Si doveva preannunciare che sarebbe venuto, che avrebbe fatto miracoli, e i miracoli dovevano rivelarlo Dio a chi ben intende; ma a chi lo guardava doveva anche mostrarsi uomo nel suo aspetto di uomo: piccolo per i piccoli, umile per i superbi. Con il suo farsi piccolo insegnò all’uomo a riconoscersi piccolo e a non credersi grande per essersi gonfiato, senza essere realmente cresciuto. La superbia non è grandezza, ma boria. Egli volle guarire il genere umano dalla vanagloria, facendosi lui stesso medico e medicina; non diede una medicina, ma si fece lui medicina. Per questo apparve uomo tra gli uomini, mostrandosi uomo a chi lo vedeva, riservandosi Dio per chi aveva fede. La vita dell’uomo Gesù fece guarire i malati, ma solo uomini forti sono in grado di contemplare la sua divinità. Poiché allora gli uomini non erano in grado di vedere Dio nell’uomo, non potevano vedere in lui che l’uomo. Ma in un uomo non si deve riporre la speranza. E allora? Un uomo lo si può guardare, non lo si deve seguire. Gli uomini dovevano seguire Dio che non potevano vedere, non l’uomo che potevano vedere. Ecco dunque che Dio si è fatto uomo per rivelarsi all’uomo in modo che lo potesse vedere e seguire. E se Dio si è fatto uomo per te, uomo, ti devi credere davvero cosa grande; ma ti devi abbassare per poter salire, perché anche Dio si è fatto uomo abbassandosi. Attàccati alla medicina che ti cura, imita chi si è fatto tuo maestro, riconosci il tuo Signore, abbraccia in lui il fratello, riconosci il tuo Dio.

MERCOLEDÌ

“Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita
e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni”.
(Lc 1, 13)

Agostino stabilisce un confronto tra le due annunciazioni dell’arcangelo Gabriele, l’una a Zaccaria, l’altra a Maria. Pur riconoscendo simili le risposte date da entrambi all’angelo, tuttavia l’esito delle loro parole si rivela differente: Zaccaria merita la punizione del silenzio, Maria invece un chiarimento esplicativo. Il Vescovo d’Ippona spiega questa diversità: l’uomo non ha creduto alle parole dell’angelo, pretendendo quale conferma una prova concreta; la Vergine invece, nell’accogliere la volontà divina, ha interrogato il messaggero sulle modalità di un concepimento, che non tradisse il suo proposito di verginità. Le parole, pur risuonando simili all’orecchio, rivelano una differente intenzione dei cuori, che solo Dio può scrutare in profondità.

Dai “Discorsi” di Sant’Agostino Vescovo
(Serm. 290, 4.4-5.5)

L’annuncio a Zaccaria

È assai importante in verità, e non solo per le madri, che Maria sia stata vergine e l’altra [Elisabetta] una donna sterile; l’una dallo Spirito Santo resa genitrice del Figlio di Dio Signore nostro e l’altra, da suo marito senescente, del precursore del Signore. E fate attenzione a quel che segue. Zaccaria restò incredulo; perché non credette? Chiese all’angelo una prova per la quale accertarsi di ciò che prometteva, essendo egli vecchio e sua moglie avanti negli anni. E l’angelo gli disse: Ecco, sarai muto, non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a suo tempo (Lc 1, 20). E ricevette la pena del mutismo a causa della diffidenza. Che aveva detto il profeta di Giovanni? La voce che grida nel deserto (Is 40, 3). È muto Zaccaria che sarà padre della voce. Rimase muto perché non credette, a ragione fu muto fino alla nascita della voce.

Ma ti prego, Signore, sto picchiando insieme a coloro che mi ascoltano, aprici, rendici chiaro il senso di tale questione. Zaccaria chiede all’angelo le condizioni per riconoscere quel che gli viene annunziato, essendo vecchio e sua moglie avanzata negli anni. Gli si dice: Perché non hai creduto, sarai muto (Lc 1, 20). Cristo è annunziato alla vergine Maria, che a sua volta s’informa della condizione e dice all’angelo: Come avverrà questo? Poiché non conosco uomo (Lc 1, 34). E Zaccaria: Da che posso conoscere questo? In realtà, io sono vecchio e mia moglie avanzata negli anni (Lc 1, 18). E Maria: Come avverrà questo? Poiché non conosco uomo. A quello dice: Sarai muto perché non credi: a lei, invece, spiega la condizione, non le si impone il silenzio. Come avverrà questo? Poiché non conosco uomo. E l’angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo su te stenderà la sua ombra (Lc 1, 35). Ecco il modo in cui avverrà e che vuoi sapere, ecco come tu che non conosci uomo sarai anche madre, ecco come: perché lo Spirito Santo scenderà su di te e su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Non puoi temere l’ardore della libidine all’ombra di così eccelsa santità. Perché questo? Se teniamo conto delle parole, o entrambi credettero o entrambi dubitarono, Zaccaria e Maria. Mentre noi siamo capaci solo di ascoltare le parole, Dio può rivolgersi ai cuori.

Noi comprendiamo, carissimi, che Zaccaria, dicendo: Da che posso conoscere questo? In realtà io sono vecchio e mia moglie avanzata negli anni (Lc 1, 18), parlò nella diffidenza, non per capire meglio: ma, al contrario, quando Maria domandò: Come avverrà questo? Poiché non conosco uomo (Lc 1, 34), parlò decisa a comprendere, non per diffidenza. Nel porre la domanda, non dubitò della promessa. O veramente piena di, grazia! Proprio così fu salutata dall’angelo: Ave, piena di grazia (Lc 1, 28).

GIOVEDÌ

“Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio,
che chiamerà Emmanuele: Dio con noi”.
(Is 7, 14)

Maria è la piena di grazia, colei che plasmata interamente dalla grazia divina si lascia avvolgere dalla sua ombra; ella si eclissa, per far emergere l’azione di Dio. Per quale ragione – si interroga Agostino – Maria ha meritato un privilegio così straordinario, ossia divenire la Madre di Dio? In un dialogo mistico intrecciato con la Vergine, il Vescovo di Ippona riconosce il dono di Dio: Credi a Colui al quale ho creduto. Vuoi sapere donde a me questo? Sia l’angelo a risponderti. Dimmi, angelo, donde questo a Maria? L’ho già detto nel saluto: Ave, piena di grazia (Lc 1, 28).

Dai “Discorsi” di Sant’Agostino Vescovo
(Serm. 291, 5-6)

L’annuncio alla Vergine Maria

Un figlio è promesso a Zaccaria, un figlio è promesso anche alla santa Maria, ed ella pure pronunzia quasi le stesse parole che aveva detto Zaccaria. Infatti, che cosa aveva detto Zaccaria? Come posso conoscere questo? Io infatti sono vecchio e mia moglie sterile e avanzata negli anni (Lc 1, 18)E Maria santa che cosa dice? Come avverrà questo? Simile il suono delle parole, diverse le disposizioni interiori. L’uomo infatti può udire il suono della voce, Dio scruta i cuori. Quindi, che in quelle parole di Zaccaria non ci fosse stata fede, ma dubbio e diffidenza, lo fece capire l’angelo togliendo la parola e condannando l’incredulità. Veramente Maria disse: Come avverrà questo? Poiché non conosco uomo (Lc 1, 34)Riconoscetevi il proposito di verginità. (…) Dicendo: Come avverrà questo? volle sapere il modo, non dubitò dell’onnipotenza di Dio. Come avverrà questo? Intendi come: resterà la tua verginità, tu credi soltanto il vero, conserva la verginità, ricevi l’integrità. Poiché la tua fede è integra, anche la tua integrità resterà inviolata. Infine, ascolta come avverrà questo: Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo stenderà su di te la sua ombra (Lc 1, 35).

Chi sei tu che sarai madre? Come lo hai meritato? Da chi lo hai ricevuto? Perché si formerà in te chi ha creato te? Come mai, dico, un bene così grande a te? Sei vergine, sei santa, hai fatto voto; ma se è molto quanto hai meritato, anzi, è veramente molto di più quel che hai ricevuto. Come dunque lo hai meritato? Si forma in te chi ha creato te, si forma in te mediante colui per il quale tu hai avuto l’esistenza: anzi persino mediante colui per il quale è stato creato il cielo e la terra, per il quale tutte le cose sono state create, si fa carne in te il Verbo di Dio, ricevendo un corpo, non perdendo la divinità. E il Verbo si congiunge alla carne, e il Verbo si unisce alla carne; ed il talamo di questo così grande connubio è il tuo grembo. Ripeto, il talamo di un così grande connubio, cioè del Verbo e della carne, è il tuo grembo: da dove quale sposo esce dalla stanza nuziale (Sal 18, 6). Nel suo concepimento ti trova vergine, nato, ti lascia vergine. Concede la fecondità, non priva dell’integrità. Perché a te questo? Pare che stia facendo una domanda indiscreta alla Vergine, e quasi che questa mia petulanza risulti di imbarazzo alla sua riservatezza. Noto però che la Vergine va turbandosi e tuttavia ecco che risponde e mi avverte: Mi chiedi donde a me questo? Ho ritegno a farti conoscere il mio bene, ascolta il saluto da parte dell’angelo e riconosci che in me è la tua salvezza. Credi a Colui al quale ho creduto. Vuoi sapere donde a me questo? Sia l’angelo a risponderti. Dimmi, angelo, donde questo a Maria? L’ho già detto nel saluto: Ave, piena di grazia (Lc 1, 28).

VENERDÌ

“Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!”.
(Lc 1, 41-42)

La caratteristica del parto di Maria è la sua perpetua verginità. Agostino non cessa di ripetere che Maria è vergine prima, durante e dopo il parto. E’ un tema caro alla tradizione dei Padri, che pur senza avventurarsi in una complessa – quanto improbabile – spiegazione dei particolari, tuttavia riconoscono alla Vergine il concepimento che non ha violato la sua integrità fisica. Per sottolineare ancor più tale aspetto si aggiungono riferimenti biblici: il parto verginale è accostato all’ingresso di Dio nel suo tempio per la porta chiusa (Ez 44, 1-2); al giardino chiuso del Cantico dei Cantici (4, 12); all’entrata di Gesù Risorto nel cenacolo dalle porte sbarrate (Gv 20, 26). Spiega Agostino: (Cristo) nato in quella carne, poté uscire piccolo attraverso viscere chiuse, e grande, risuscitato, poté entrare attraverso porte chiuse. Il cosiddetto motivo dell’uterus clausus diviene ricorrente negli autori del IV-V secolo allorché si è affermata la convinzione della verginità perpetua di Maria, secondo una seguente articolazione di pensiero:

  1. Cristo è concepito verginalmente per opera dello Spirito Santo;
  2. Il concepimento non sottrae a Maria la verginità;
  3. Dopo la nascita di Cristo, la Madre non ha avuto altri figli.

Dai “Discorsi” di Sant’Agostino Vescovo
(Serm. 215, 4)

Il concepimento verginale di Maria

La Vergine Maria partorì credendo quel che concepì credendo. Infatti quando le fu promesso il figlio, essa domandò come questo sarebbe successo, dato che non conosceva uomo. E l’angelo le rispose: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo; colui dunque che nascerà da te sarà santo e chiamato Figlio di Dio. E dopo che l’angelo ebbe detto così, essa, piena di fede e concependo Cristo prima nel cuore che nel grembo, rispose: Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola (Lc 1, 34-38). Ossia avvenga la concezione nella vergine senza seme di uomo; nasca da Spirito Santo e da una donna integra colui per il quale integra possa rinascere da Spirito Santo la Chiesa. Il santo che nascerà dalla parte umana della madre senza l’apporto umano del padre si chiami Figlio di Dio; colui che è nato da Dio Padre senza alcuna madre, doveva in modo meraviglioso diventare figlio dell’uomo, e cosi, nato in quella carne, poté uscire piccolo attraverso viscere chiuse, e grande, risuscitato, poté entrare attraverso porte chiuse. Sono cose meravigliose, perché divine; indescrivibili, perché inscrutabili; non è in grado di spiegarlo la bocca dell’uomo, perché non è in grado di esprimerlo il cuore dell’uomo. Maria credette e in lei quel che credette si avverò. Crediamo anche noi, perché quel che si avverò possa giovare anche a noi. Per quanto infatti anche questa nascita sia ammirabile, tuttavia, o uomo, tu puoi pensare che cosa il tuo Dio si è fatto per te, il Creatore per la creatura; il Dio che è sempre in Dio, l’Eterno che vive con l’Eterno, il Figlio uguale al Padre non ha disdegnato di rivestirsi della condizione di servo per dei servi empi e peccatori. E questa non è stata ricompensa a dei meriti umani; per le nostre iniquità semmai noi meritavamo delle pene; ma se egli avesse tenuto conto delle colpe, chi avrebbe potuto sussistere? (Cf. Sal 129, 3) E’ quindi per dei servi empi e peccatori che il Signore si è degnato di nascere servo e uomo dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria.

SABATO

“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono”.
(Lc 1, 49-50)

Agostino parla di Maria come tipo e madre della Chiesa. Come Maria è vergine e madre nel suo corpo, così la Chiesa deve essere vergine e madre in tutti i suoi membri. Vergine per l’integrità della fede: la sua fede deve essere integra, totale ed invulnerata. E’ per questa verginità o integrità della fede che la Chiesa è e deve essere vergine. Ma la Chiesa è anche madre, perché genera a Cristo i figli attraverso i sacramenti. E’ madre attraverso la carità, il fervore della carità. Maria è quindi l’esempio della fede; e il miracolo straordinario, compiuto da Dio perché lei fosse anche corporalmente madre e vergine, serve ad indicare questa prerogativa fondamentale della Chiesa che deve essere vergine e madre… Anche se Maria è, nella Chiesa, il membro più nobile di tutti gli altri, tuttavia la Chiesa è più in alto di Maria. La madre di Gesù va vista nella sua vera grandezza collocandola nella visione della Chiesa, senza però dimenticare che è anche madre della Chiesa” (P. Trapé).

Dai “Discorsi” di Sant’Agostino Vescovo
(Serm. 213, 8)

Il concepimento verginale della Chiesa

La santa Chiesa siamo noi. E non dico noi [solo] nel senso di quanti ora stiamo qui, di voi che mi ascoltate. Quanti siamo qui, per grazia di Dio fedeli cristiani di questa Chiesa, ossia di questa città, quanti ne sono in questa regione, quanti ne sono in questa provincia, quanti ne sono oltre il mare, quanti ne sono in tutta la faccia della terra – perché da dove sorge il sole fin dove tramonta è lodato il nome del Signore (Cf. Sal 112, 3) -, questa è la Chiesa cattolica, nostra madre vera, vera coniuge di tanto Sposo. Onoriamola, perché è la dama di un così grande Signore. E che potrò dire? Oh! grande e singolare degnazione dello Sposo! La incontrò meretrice e la rese vergine! Non deve negare di essere stata meretrice, per non disconoscere la misericordia del suo liberatore. Egli venne e la rese vergine: rese vergine la sua Chiesa. Essa è vergine a motivo della fede: se guardiamo carnalmente, ha poche vergini consacrate, ma nella fede deve avere tutti vergini, donne e uomini; in questo deve consistere la castità, la purezza e la santità. Volete sapere come essa è vergine? Ascoltate l’apostolo Paolo, ascoltate l’amico dello sposo, che è geloso per lo sposo e non per se stesso. Io vi ho promesso ad un unico sposo, egli dice. Lo diceva alla Chiesa. A quale Chiesa? Dovunque la sua lettera fosse potuta arrivare. Io vi ho promesso ad un unico sposo, per presentarvi a Cristo come una vergine casta. Però temo, soggiunge, che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così i vostri sentimenti si corrompano dalla castità nei riguardi di Cristo (2 Cor 11, 2-3). Se temi di corromperti, vuol dire che sei vergine. (…) La Chiesa dunque è vergine. Vergine è, e vergine si conservi: stia ben lontana da chi cerca di sedurla, per non ritrovarsi con chi la corrompe. La Chiesa è vergine. Tu forse mi potresti dire: Ma se essa è vergine, come mai partorisce dei figli? E se figli non ne partorisce, come mai noi abbiamo dato i nostri nomi per nascere dalle sue viscere? E io ti rispondo: Essa è vergine però partorisce. Assomiglia a Maria che partorì il Signore. Forse che santa Maria non partorì da vergine, e vergine rimase tuttavia? Così anche la Chiesa partorisce ed è vergine. E se consideri bene, [anche] essa partorisce il Cristo, perché sono membra di Cristo quelli che vengono battezzati. Voi siete il corpo di Cristo e le sue membra (1 Cor 12, 27), dice l’Apostolo. E se partorisce membra di Cristo, essa è somigliantissima a Maria.

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Tempo di preghiera

La preghiera è un cammino che ci porta verso Dio. E' un percorso impegnativo che, a volte, sembra essere superiore alle nostre forze e capacità. Ma con il Suo aiuto possiamo cercare di intraprendere questo viaggio con il sostegno della Chiesa, coi suoi Sacramenti e con i nostri fratelli. Buona preghiera.

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