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II Domenica di Pasqua – Anno C

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II Domenica di Pasqua – Anno C

Ottava di Pasqua

– Domenica della Divina Misericordia –

 

LETTURE: At 5, 12-16; Sal 117; Ap 1, 9-11.12-13.17.19; Gv 20, 19-31

 

Indicazioni Liturgiche

Nella storia della Chiesa, la Seconda Domenica di Pasqua è stata chiamata per lungo tempo «in albis depositis» o semplicemente «in albis». Tale denominazione deriva dalla tradizione di far indossare ai neofiti la veste bianca (o “alba”) durante le riunioni di preghiera o di catechesi della prima settimana dopo il battesimo, avvenuto nella notte di Pasqua; l’ottavo giorno la veste bianca veniva deposta. Cominciavano a crescere, nutriti dalla Parola, coloro che erano nati alla fede nel Battesimo. Così canta l’antifona d’ingresso «Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza» (cfr. 1 Pt 2,2).

Dopo la Domenica di Pasqua siamo entrati nel tempo pa­squale che ci guida fino alla Pentecoste. I segni pasquali devono essere richiamati, valorizzati e proposti.

La celebrazione di questa Seconda Domenica di Pasqua non beneficia, molto probabilmente, di una presenza consistente come quella del giorno di Pasqua: l’assemblea viene ricondotta alle sue dimensioni usuali. Tuttavia, questo non deve condurre chi presiede o chi anima la celebrazione ad imboccare la strada dell’abitudinarietà. La gioia pasquale, quella autentica, anche se priva di accenti “entusiastici”, riesce a contagiare tutte le Domeniche che portano alla Pentecoste. È bene, dunque, evitare oggi una caduta di stile. Come la Liturgia non chiama queste Domeniche “dopo Pasqua” ma “di Pasqua”, sia manifesta in esse una continuità della gioia della Pasqua. Questo tempo è lungo cinquanta giorni, ma devono essere vissuti come un solo giorno, Pasqua.

Il nuovo Cero pasquale, acceso nella Veglia, (di cera, non un finto cero di plastica con la candela dentro), segno di Cristo-luce, rimane collocato, ben visibile, presso l’ambone o vicino all’altare ed ornato con i fiori. Il Cero deve rimanere acceso in tutte le celebrazioni liturgiche del tempo di Pasqua (Eucaristia e altri Sacramenti, Liturgia delle Ore) fino alla Domenica di Pentecoste.

Il Fonte battesimale: non è un accessorio secondario ma il simbolo di ciò che è un cristiano, ovvero un rinato nello Spirito per mezzo dell’acqua, segno efficace del mistero di vita che Dio comunica nel Battesimo. Battesimo ed Eucaristia sono i due sacramenti più importanti, di conseguenza il luogo del Battesimo deve ottenere una sistemazione corrispondente a questa importanza.

Si abbia cura di cantare la Sequenza e non semplicemente di recitarla.

 

PROPOSTA CANTI

Introito

– Nella tua luce, o Cristo risorto (Domeniche di Pasqua – A)

– Chiesa del Risorto (Rep. Naz. Canti Liturgici)

– Cristo vivente (Rep. Naz. Canti Liturgici)

 

Aspersione:

– Io vi aspergerò (Domeniche di Quaresima/B)

– Ecco l’acqua che dona la vita (Veglia pasquale)

– Vidi l’acqua (Cristo è nostra Pasqua)

 

Sequenza pasquale

– Pasqua (Esulta il cielo)

 

Presentazione dei doni

– Fa’ splendere la fede (A. Ortolano)

– Io sono risorto (Pasqua)

 

 


Comunione

– Pasqua del mio Signore (O Fonte della Luce)

– Alla Cena dell’Agnello (O Luce radiosa)

– Diremo la tua gloria (A. Ortolano)

 

Finale

– Questo è il giorno (O notte gloriosa)

– Cristo mia speranza è risorto (Pasqua)

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Tempo di preghiera

La preghiera è un cammino che ci porta verso Dio. E' un percorso impegnativo che, a volte, sembra essere superiore alle nostre forze e capacità. Ma con il Suo aiuto possiamo cercare di intraprendere questo viaggio con il sostegno della Chiesa, coi suoi Sacramenti e con i nostri fratelli. Buona preghiera.

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